Compensi per le ore integrative di lavoro effettuate.

I lavoratori socialmente utili, meglio conosciuti con la sigla “LSU”, sono stati istituiti nel 1981 (legge 390/1981) con l’obiettivo dichiarato di offrire ai lavoratori temporaneamente inoccupati un’attività con fine di pubblica utilità.

L’evoluzione normativa ha consentito, nel corso degli anni, di ampliare la platea dei soggetti ammessi al beneficio stabilito dalla legge istitutrice che, da parte sua, ha subito notevoli modifiche ed integrazioni.

Per quanto riguarda il trattamento economico, va precisato che il D.lgs. 468/97, art. 8, distingue tra lavoratori beneficiari di un trattamento previdenziale, o di indennità di mobilità, o ancora di trattamento straordinario di cassa integrazione, e coloro che invece sono privi di tale trattamento.

Nel primo caso, ai sensi del comma 2 del citato articolo, il trattamento previdenziale va a remunerare il lavoro prestato, mentre nel secondo caso, comma 3, è l’Inps che eroga la somma prevista dalla legge a copertura delle ore lavorate.

In entrambi i casi, nell’eventualità in cui il lavoratore presti un numero di ore maggiori rispetto alle 20 settimanali, la remunerazione di quelle eccedenti è a totale carico del soggetto utilizzatore.

Una recente sentenza del Tribunale di Napoli, la 5113/2017, pubblicata il 23/06/2017, invertendo la rotta tracciata dalla Corte di Appello Partenopea nel 2009, secondo la quale il compenso per le ore di lavoro eccedenti poteva essere stabilito a piacimento dall’utilizzatore, ha statuito che: “il soggetto utilizzatore deve remunerare le ore eccedenti mediante un importo integrativo, non liberamente determinato, ma corrispondente alla retribuzione oraria relativa al livello retributivo iniziale, calcolato detraendo le ritenute previdenziali ed assistenziali previste per i dipendenti che svolgono attività analoghe”.

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